<![CDATA[Ricordati di essere felice! - Theatre]]>Thu, 10 Dec 2015 15:15:55 -0800Weebly<![CDATA[Effetto Domino]]>Wed, 11 Jun 2014 09:17:38 GMThttp://tartamichy.weebly.com/theatre/effetto-dominoImmagine
Eccolo qui!
"Effetto Domino", l'ultimo spettacolo  che ho scritto e diretto con l’intento di sensibilizzare il pubblico sul tema scottante della violenza domestica.

Bellissimo vederlo realizzato!

Ecco qui un po' di informazioni:








L'IDEA

“Effetto Domino” è frutto di numerosi studi, incontri, ricerche e riflessioni sull’argomento che mi hanno portata a pormi alcune domande:

E’ possibile riconoscere e prevenire la violenza?
Quali sono i primi segnali ai quali prestare attenzione?
Esistono dei mezzi per aiutare anche gli uomini a cambiare?

E soprattutto, poiché uno dei principali problemi legati al femminicidio è il silenzio

Come si possono ridurre i casi di femminicidio ed aumentare le denunce quando accadono?

Particolarmente rilevante ai fini della seconda parte dello spettacolo è stato conoscere il Metodo Scotland promosso da Patricia Scotland, membro della Camera dei Lord inglese ed ex ministro della Giustizia del governo Blair, grazie al quale in sette anni solo a Londra è stato riscontrato un calo delle vittime del 90%: nel 2003 erano state uccise 49 donne, nel 2010 il numero è arrivato a cinque.
Il sistema ideato dalla Scotland si fonda su alcuni elementi fondamentali tra i quali migliorare la funzionalità dei servizi attraverso una fitta interconnessione tra sistema giudiziario, polizia, servizi medico-sanitari e sociali, protezione e assistenza legale; in modo da garantire sicurezza, aiuto e supporto immediati alla vittima che trova il coraggio di denunciare.
In Italia purtroppo spesso le donne vittime di violenza non parlano non solo perché hanno paura o perché sono le prime a sentirsi in colpa, ma soprattutto perché non si sentono sufficientemente tutelate.
Inoltre non esistono, tranne qualche rara eccezione come quella del "centro di ascolto per uomini maltrattanti di Firenze", veri e propri programmi di recupero per uomini artefici di violenza, i quali nella maggior parte dei casi non ammettono nemmeno i loro errori e spesso continuano a minacciare anche dopo le prime denunce con il risultato che, la donna, una volta che ha avuto il coraggio di denunciare, continua a vivere nella paura.

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SOPRA E SOTTO IL PALCO
Attori:
Michela Virago
Francesco Marconi
Beatrice Elisabetta Castellan
Gianluca Renosto
Monica Martignago

Canta: Ilaria Bandin
Musiche: Maria Carlotta Penzo
Audio e Luci: Sergio Capretta

Grazie a Xenia Gardel, Roberto Bronca, Cinzia Cestaro, Graziano Virago e a tutti i professionisti che mi hanno aiutata, ascoltata e indirizzata per il loro prezioso contributo.

Durata: 1 ora e 15 circa

IL TITOLO

ho scelto il titolo “Effetto Domino”  perché racchiude in se vari significati:
- “IO DOMINO” è l’azione che in genere l’aggressore esercita sulla vittima.
- “DOMUS” in latino significa “CASA”, il maggiore teatro di violenza domestica.
- “EFFETTO DOMINO” è l’effetto a catena dato dai tanti piccoli segnali che, se trascurati o tollerati dalla vittima, portano alla violenza.
- “EFFETTO DOMINO” è anche la forza che è in grado di esercitare ogni persona che sostiene ed aiuta la vittima, soprattutto se agisce in stretta collaborazione con tutte le altre figure di riferimento.


LA STRUTTURA DELLO SPETTACOLO

Lo spettacolo è strutturato in 5 parti:

1. Un brevissimo audio introduttivo per quantificare il fenomeno del femminicidio, che in Italia vede una media di più 100 donne all’anno uccise per violenza domestica.

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2. Un monologo, interpretato da me, di una donna che racconta la sua storia attraverso gli occhi della vittima: come è nata, quali sono stati primi segnali che ha giustificato e trascurato, quali giochi psicologici precedono il “mettere le mani addosso”. In questo caso il motore che muove le fila del racconto è la gelosia morbosa di lui.

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3. Un monologo di un uomo, interpretato da Francesco Marconi, che racconta la sua storia attraverso gli occhi dell’aggressore, incapace di ammettere le sue colpe e che si giustifica parlando di comportamenti “inadeguati” della compagna. In questo caso ciò che porta l’uomo a compiere un atto così estremo è il senso di frustrazione, il non sentirsi all’altezza, il sentirsi “superato” da una donna “perfetta...che poi tanto perfetta non era a pensarci bene”, come dice lui.

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4. Uno stacco musicale nel quale canta Ilaria baldin, accompagnata dalle note di Francesco e Carlotta.



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5. La storia di una terza coppia, interpretata da Beatrice Elisabetta Castellan e Gianluca Renosto  che racconta come ci si può muovere e a chi si può chiedere aiuto se si è vittime di violenza domestica. Spesso le donne scelgono il silenzio perché vengono isolate dal loro carnefice e non conoscono gli aiuti che possono avere dal mondo esterno. Mettere in scena le possibilità che l’ambiente ti offre è stato il nostro modo per ridare speranza a tutte le donne in difficoltà.

Ho scelto di aprire una finestra di speranza anche per l’uomo, evidenziando che esistono delle possibilità di recupero anche per lui.
Ma il finale legato alla figura maschile è lasciato volutamente aperto (lo spettatore non saprà mai se cambierà veramente) perché purtroppo, nella maggior parte dei casi, l’uomo violento non arriva nemmeno ad ammettere di aver sbagliato e di avere bisogno di un sostegno psicologico per cambiare il suo modo di amare.

LE SCARPE ROSSE:
Con le decine di scarpe rosse sospese sopra il palco, (ispirate all’idea “Zapatos Rojos”, il progetto d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet che ha portato le scarpe rosse a diventare il simbolo del femminicidio in tutto il mondo), ho voluto simboleggiare le storie ancora “sospese” di tutte quelle donne che sono tuttora vittime di violenza.
Scarpe sospese che possono ancora scegliere quale sarà il loro destino e che possono e devono essere sostenute ed aiutate.
Le scarpe sono diverse tra loro perché la violenza domestica è un fenomeno trasversale: vittime ed aggressori provengono da ogni ceto sociale, posizione economica e lavorativa, nazionalità e livello di istruzione.
Tra il pubblico ci sono alcune sedie “occupate” da altre scarpe rosse: è il nostro modo per ricordare e rendere onore alle donne che non ce l’hanno fatta e che, a loro modo, sono state spettatrici di questo perverso teatro di violenza.


GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO COLLABORATO:
Le donne di “SI..DONNA”, Monica Martignago, Xenia Gardel, Roberto Bronca, Cinzia Cestaro, Graziano Virago, Renata Rossetto e tutti i professionisti che, con il loro prezioso contributo, mi hanno aiutata, ascoltata e indirizzata  nella stesura del testo.


ALCUNE FOTO DELLA PROVA GENERALE SCATTATE DALL'AMICO GIANCARLO ARIOSTO:
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<![CDATA[Recensione di "Freyja, biglietto di sola andata"]]>Tue, 04 Jun 2013 10:09:38 GMThttp://tartamichy.weebly.com/theatre/recensione-di-freyja-biglietto-di-sola-andata
Sabato è andata in scena per la prima volta l'ultima produzione teatrale della nostra associazione, Terzo Atto.

"Freyja" fino a sabato scorso era una bella incognita: una storia interamente scritta da noi (con solo con qualche passaggio preso da spunti di famosi monologhi e film) un tema pesante da digerire, la difficoltà di tenere i personaggi e di tenere alto il ritmo delle scene....

E' un'emozione indescrivibile veder crescere i nostri ragazzi e sentir nascere lo spettacolo giorno giorno per giorno ed un'emozione ancora più grande sentire il pubblico applaudire, essere rapito e, alla fine, uscire dal teatro commosso.... e ancora leggere recensioni come quella che posto qui sotto,  scritta da una ragazza del pubblico.
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno permesso che tutto ciò avesse luogo!
"E’ una sera fredda per essere la prima di giugno. Per strada non c’è molto movimento. Sarà che è fine mese e c’è poco da uscire a festeggiare, sarà che il tempo non aiuta.

A Valdobbiadene la gente si concentra verso Sala Boccasino. All’entrata, un balordo accovacciato per terra. “Tranquilli. Abbiamo già chiamato l’ambulanza… si è sentito male, poveretto!” rassicurano due giovani   premurosi.

Strano. A Valdobbiadene non si vedono barboni. Però i tempi che corrono sono particolari e, poi, ci sta che accada qualche incidente nella terra del prosecco…

La sala è affollata e rumorosa. Però è bello caldo e si sta bene. Ci si guarda in giro e si vedono i volti sorridenti di amici e conoscenti, tutti emozionati nell’attesa di scoprire cosa riserva Terzo Atto quest’anno. “Ma cossa fai stasera?’”, “Anca ti qua! Chi situ veniest a vedar?”, “Che bravi sti tosi… se mesi che i ghe va drio…”.

Ssssch… una breve introduzione dei registi Andrea Furlan e Michela Virago. E inizia lo spettacolo.

Perché gli attori non sono sul palco? Perché sono in mezzo agli spettatori ed entrano in scena dalla platea? Lo scopriremo presto. Ognuno di noi avrebbe potuto essere un passeggero di Freyja.

Apre la scena la signora Rita Perin (Maria Carlotta Penzo). Una donna anziana, dai modi gentili e dall’aria emozionata per la prima crociera della sua vita. L’emozione trapela dalla rughe del viso e l’aria umile ed onesta l’accompagna nella sua salita a bordo.

Gioia ed entusiasmo vengono rotti dalle urla dell’onorevole Ruzzoloni (Gianluca Renosto), seguito dalla moglie porta-borse Rebecca Olivi (Xenia Gardel). Lui uomo politico in carriera e lei moglie succube che ha annullato la sua identità per essere l’ombra del facoltoso marito.

Il capitano Gerardo Spaturni (Damiano Vedova) invita tutti a sbrigarsi a salire a bordo. Cammina spedito nella sua divisa bianca della marina, ma si vede che il movimento è incerto e il tono nervoso. In suo supporto fa capolino il secondo ufficiale, Olga Scapece (Monica Martignago): l’accento è dell’est europeo e il corpo rigido denota un carattere di ghiaccio, ligio al dovere e senza spazio per le emozioni.

La cameriera di sala, Roberta Comodini (Lisa Saccomanni), si affanna alla ricerca dell’ultimo passeggero che deve imbarcarsi. Ed ecco che spunta Cesare Annibale (Roberto Bronca), il barbone che tanto ci aveva stupiti all’entrata. A piedi nudi, e senza dire una parola, estrae il biglietto e viene trascinato a bordo con velocità.

Ma l’oscurità della sala svela un ultimo passeggero. E’ la signora Emma Froysa (Beatrice Elisabetta Castellan). Pallida ed esile nel nero vestito aderente che la fascia, misteriosa ed inquietante. Ha un progetto preciso per ciascuno dei suoi compagni di viaggio: un progetto che risuona all’istante come una minaccia.

A questo punto gli attori sono in scena. Freyja può salpare.

Il sipario si apre e svela al pubblico l’ambientazione tipica da nave da crociera. Ci sono il timone, la sala da pranzo con tavoli e sedie, le varie cabine dei passeggeri ed il ponte che affaccia sull’orizzonte immaginario.

Come nel corso di un viaggio, attraverso intensi monologhi, emergono le storie e le individualità di ciascun passeggero. Le luci e l’audio di Sergio Capretta accompagnano la narrazione con grande intensità, creando continui giochi di emozioni.

L’anziana signora Perin, rimasta da poco vedova, rimpiange la morte della figlia Giulia, uccisa al supermercato dal colpo di pistola di un rapinatore. La giovane Rebecca, proveniente da una benestante famiglia milanese, rivive con nostalgia il ricordo del grande amore che non ha vissuto per sposare l’onorevole Ruzzoloni. Costui si rivela uomo meschino e dalle grandi ambizioni, che non ha esitato a mandare sul lastrico il fratello, Cesare Annibale. Proprio quel barbone che da grande imprenditore ha rinunciato a tutto in favore del fratello politico, nel vano tentativo di guarire la moglie gravemente malata. Il solo gesto di conforto che avrà nella sua vita, verrà proprio dalla cameriera Roberta Comodini: una ragazza semplice e solare che, in un momento di dubbio, ha rinunciato a tutti i suoi sogni.

Nel frattempo, il guasto di tutta la strumentazione di bordo fa esplodere tutte le incertezze del capitano Gerardo: altri non è che il vecchio amore di Rebecca, che codardamente ha preferito seguire le più sicure ombre del padre capitano, invece di costruirsi una vita propria.  E, quando la terra non si avvista più dalla nave, emerge il carattere del secondo ufficiale Olga: fredda, distaccata e pronta a tutto.

Ma le vite di tutti loro sono in realtà mosse dalla fila di Emma, di questo fantasma di morte che incombe sui loro destini. Come burattini sono tutti mossi dagli stessi sentimenti di rimpianto, ambizione, rabbia, dubbio ed ossessione. Ognuno di noi avrebbe potuto essere un passeggero di Freyja.

La potenza dello spettacolo sta proprio nel raccontare un pezzo della storia che vive in ciascuno di noi: quanti rimpiangono la perdita di una persona cara? quanti si rifugiano nel ricordo di un grande amore passato? quanti hanno raggiunto il successo sulle spalle degli altri? quanti provano rabbia verso chi li ha delusi ed ingannati? quanti hanno rinunciato ad inseguire i propri sogni ? quanti hanno preferito prendere la strada più facile, anziché costruirsi la propria? quanti sarebbero disposti ad uccidere per proteggere i propri affetti?

Chi, nel profondo, non ha mai pensato che la morte sia l’unica via di fuga. Ognuno di noi avrebbe potuto essere un passeggero di Freyja.

Ma il teatro ha la meravigliosa capacità di dare SPERANZA. Ed il messaggio, alla fine, si è acceso ed è brillato come fiamma di candela.

Non bisogna giudicare la vita altrui. Non bisogna vivere temendo la morte. Dobbiamo, invece, continuare a vivere e a godere del nostro tempo, anche senza coloro che abbiamo amato, aprendo il cuore alle altre persone. Dobbiamo avere il coraggio di seguire i nostri sentimenti fino in fondo, perché non è mai troppo tardi per essere felici. Dobbiamo smettere di rincorrere soldi e gloria, ma stare vicino ai nostri cari, riuscendo anche a perdonare coloro che ci hanno tradito. Dobbiamo perseguire i nostri sogni, anche quelli più grandi, scegliendo ognuno la propria strada e non ripetendo la rotta tracciata da altri. E dobbiamo capire una volta per tutte che la vita è preziosa, che la vita di tutti è preziosa. Perché non si sconfigge la morte, con la morte ed il gelo nel cuore.

Ognuno di noi avrebbe potuto essere un passeggero di Freyja. Ma noi siamo fortunati: SIAMO VIVI! E possiamo continuare ad esserlo nel modo migliore possibile, giorno dopo giorno."

Elisa Poloni

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